giovedì 13 febbraio 2020

Due indagini e 37 arresti per droga, armi ed estorsioni

   Brindisi. Due distinte indagini investigative, 37 ordinanze di custodia cautelare (di cui 29 in carcere e 8 ai domiciliari) sosno state eseguite dai carabinieri del Comando provinciale di Brindisi su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce nei confronti di soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, con l’aggravante della disponibilità di armi, associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti ed estorsioni.
Le due indagini sono state condotte rispettivamente da novembre 2014 a luglio 2019 e da gennaio 2018 ad aprile 2019 anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche ed ambientali. La prima (convenzionalmente denominata “Synedrium”), condotta dal Nucleo Investigativo di Brindisi, ha portato all’emissione dell’ordine di custodia cautelare nei confronti di 20 persone (di cui 7 già detenute) per associazione mafiosa, armi, estorsioni e associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. L’indagine prende il via il primo novembre del 2014 a seguito dell’omicidio di  Cosimo Tedesco e tentato omicidio del figlio Luca a Brindisi. L’indagine dei carabinieri ha consentito di accertare la dinamica, il movente dell’efferato delitto ed i responsabili individuati dai carabinieri in Andrea Romano, Francesco Coffa e Alessandro Polito, tutti legati da vari vincoli di parentela. Conseguentemente è stata rilevata l’esistenza di di un’associazione a delinquere di stampo mafioso attiva nella città di Brindisi, che si finanziava attraverso estorsioni messe in atto nei confronti di imprenditori e commercianti del luogo, oltre che con il traffico di sostanze stupefacenti. 
Andrea Romano trasmetteva dal carcere i suoi ordini ai sodali con dei pizzini.
 La seconda indagine, “Fidelis”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Lecce e delegata alla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Brindisi, trae origine, invece, dal ferimento a colpi d’arma da fuoco ai danni Damiano Troppi, a Brindisi la sera del 2 novembre 2017.  Il 15 marzo del 2018 i primi ordini di arresto emessi dal G.I.P. del Tribunale di Brindisi a seguito di richiesta della locale Procura della Repubblica.
A seguito dell’attività investigativa effettuata sul caso sotto la direzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, sono poi emersi alcuni aspetti in ordine ad un presunto traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, anche a livello internazionale, secondo i carabinieri a carico di Renato De Giorgi. Contestualmente sono emersi gravi elementi indiziari circa l’esistenza di una stabile ed articolata associazione criminale operante nel territorio di Brindisi e riconducibile alla famiglia Coffa con al vertice i coniugi Alessandro Coffa e Maria Petrachi (divenuta reggente dopo l’arresto del marito) e con componenti di rilievo Angela Coffa/ Marika Stasi, Rosaria Lazoi Alessio Romano,/Francesco Coffa.Stretti collaboratori nella attività di spaccio degli stupefacenti e stabilmente inseriti nella associazione sono risultati Abele Martinelli e Cosimo Schena, Enrico Mellone (il cui apporto è risultato fondamentale anche sotto il profilo dell’approvvigionamento di marijuana da Curto Marco) e Pamela Cannalire.
Un ruolo importante nell’attuazione dell’associazione hanno avuto, secondo le indagini dei carabinieri, i coniugi Fabrizio D’Angelo ed Anna Giannello.
Le indagini hanno permesso di individuare due distinti e diversi canali di approvvigionamento di stupefacente (cocaina) da cui l’organizzazione si riforniva: il primo riconducibile a Renato De Giorgi ed il secondo  alla criminalità di Oria individuato per il tramite delle conoscenze di Abele Martinelli e Cosimo Schena nonché attraverso la mediazione di Giovanni Patisso. L’indagine ha consentito altresì di decodificare il linguaggio criptico utilizzato dagli indagati per comunicare tra loro e con gli acquirenti e mascherare sia le cessioni di cocaina, che ogni riferimento circa la quantità, la qualità ed il prezzo.
L’indagine, infine, ha consentito di impedire l’esecuzione di altre e molteplici spedizioni punitive nei confronti degli acquirenti di stupefacenti inadempienti nei pagamenti, costantemente vittime di minacce e ritorsioni, anche gravi.