sabato 19 maggio 2018

Il prof. Molfetta: "La crisi culturale, civile e morale in cui è sprofondata San Pietro ha precise responsabilità"

San Pietro Vernotico. Con riferimento al momernto elettorale che la città di San Pietro è chiamata ad affrontare, riceviamo e integralmente pubblichiamo l'accorato invito a riflettere del prof. Luigi Molfetta, già  professore associato presso la Clinica Ortopedica dell’Ospedale S.Martino a Genova. Un sampietrano doc, che benchè  lontano dal suo paese di origine, ha sempre mantenuto saldo e vivo il  legame con la sua comunità di origine.
Poco avvezzo ai social, resto sorpreso da un articolo capitato per caso alla mia osservazione a firma di Ernesto Musio. E’ invitante per una riflessione che non è una risposta e non la desidera. Chi vi scrive è nato a S.Pietro Vernotico, direi nel secondo dopoguerra, negli anni 50, figlio di un fabbro, cresciuto nella cittàdina più importante del comprensorio, allora percepita come città più che come paese: l’Ospedale di prestigo con medici di alto profilo, la Pretura, la Stazione Ferroviaria, le fiorenti parrocchie, una fervente attività artigianale e commerciale, l’agricoltura amata e vissuta, gli stabilimenti vinicoli che davano un profumo alla
città per tutto l’anno, le feste patronali, la Befana del Vigile, le sagre religiose etc. Un grande senso
di appartenenza alla “nostra” S.Pietro, all’ombra di grandi educatori e maestri di vita, di religione,
di scuola. Noi giovani ci aggregavano nell’Azione Cattolica e ci sentivano i protagonisti della vita
cittadina: volontariato, attività sportive, gite, celebrazioni, attività teatrale, uniti da un filo invisibile
ma presente di senso civico rispettoso e duraturo, cristiano ma anche laico.
Prof. Luigi Mofetta
Siamo cresciuti e la diaspora di necessità ci ha allontanati da S.Pietro dove sono rimasti gli stanziali, i lavoratori autoctoni, coloro che – anche per politica – avevano necessità di restare.
Si è compiuta negli anni una mutazione storica della nostra città, dove gli amministratori sono stati colti di sorpresa, dimostrando di essere incapaci di reagire. Una presa d’atto inesorabile. Pur vivendo fuori, ho sempre frequentato la mia S.Pietro; ho custodito, assistito e sepolto i miei genitori, umili artigiani cristiani, ho svolto la mia attività professionale anche se occasionale, ho dedicato momenti di scambio culturale con i miei concittadini. Ho vissuto quindi gli eventi di questi 30 anni;
non ho vissuto però le diatribe politiche se non da lontano ed epidermicamente. La crisi
Il prof. Molfetta ad un convegno sulla legalità con De Nozza
“culturale, civile, morale”, affermata nell’articolo letto, sin dagli anni ’80 ha avuto dei protagonisti; essa non si è determinata per volontà sconosciute; ogni atto pubblico – come si dice – è una scelta di interesse personal-politico, presentata però nelle tornate elettorali come interesse di popolo. Le nostre parrocchie sono state in questi anni gli unici baluardi di difesa del decadimento, a testimonianza di quel filo invisibile di senso civico e religioso che ha animato la storia della nostra città dalla sua origine. Ed in queste brevi e sia pur imprecise righe io ritrovo una sciagurata somiglianza con la realtà nazionale di questo inizio del 3 millennio, intrisa di pauperismo, di confusione, di ateismo, di deriva morale, di minimalismo, di sconfinamento per citare la definizione del filosofo Marcello Veneziani o di relativismo etico per citare Papa Benedetto XVI, custode della nostra Fede Cristiana.
Oggi S.Pietro è una città “abbandonata”, al pari della nostra cara Patria, preda dell’erba alta ad ogni
angolo, con le aiuole traboccanti di gramigna, nell’indifferenza generale di chi guarda e ritiene tutto
ciò appartenere ad altre realtà, ad altri cittadini, le strade con l’asfalto divelto, l’anarchia del traffico
nei punti nevralgici, l’assalto di chi vuol vendere e si appropria di spazi pubblici come fosse una
città di fantasmi, la scomparsa di attività commerciali, il buio di alcune strade importanti per la vita
cittadina, etc.etc. Una città senza NORME, anormale.
Con un solo quinquennio di sana e retta amministrazione, tre decenni di scelte politiche dettati dai sindaci citati in sequenza nell’articolo. Per tutte, due citazioni.
La corsa alla centrale elettrica di Cerano è stata una sciagurata scelta che – a fronte di qualche posto
di lavoro – ha snaturato, avvilito, ammorbato il territorio e la nostra città; tutti sordi ovviamente
all’allarme degli esperti, tutti pronti a sventolare i carteggi delle cose fatte in regola. Benefici per la
nostra Città? Nessuno e a nessun cittadino. Chi erano coloro che a suo tempo sottoscrivevano il si a
tale “strategica” ma scellerata scelta?
La morte del nostro Ospedale, quale esempio di lungimirante politica del “non fare”? Lenta, ma
inesorabile, accompagnata nel de profundis da decisioni che noi cittadini non potevamo
comprendere e coloro che celebravano il rito funebre non le hanno spiegate a suo tempo. Nella
provincia di Brindisi era il faro della medicina e qualcuno nelle sedi regionali lo ha spento,
consegnandoci ad una progressiva povertà assistenziale.
Ad ogni tornata elettorale tutti propongono, analizzano, tentano di convincere noi cittadini circa la
bontà del loro programma cosiddetto politico, anche quando la Nazione si è espressa in modo chiaro verso alcuni di questi partiti. Noi cittadini abbiamo un’ultima libertà: dubitare!
Noi cittadini, di fronte alle esortazioni che ci vengono proposte, dobbiamo ora fare uno sforzo di
memoria per ricordare il passato recente, i protagonisti delle scelte disarmoniche che hanno
condannato la nostra cara S.Pietro all’oblio di oggi; per ricordare poi un passato meno recente,
laddove erano poste le nostre radici “culturali, storiche, civili”, ossia nel senso civico, nel rispetto
istituzionale, nel fervore delle attività sociali, nella presenza di maestri ed educatori, nel rispetto dei
valori religiosi, nell’appartenenza ai nostri campanili.
I cittadini di S.Pietro ora stanno riflettendo se fare passi indietro, dei quali conoscono però la
cadenza e la portata; se fare passi in penombra non distinguendo il profilo verso chi si propone
quale indimostrata alternativa oppure riordinare le idee e cominciare a credere per il prossimo lustro
in una ricostruzione, in una ricrescita senza urla, falsi proclami, giudizi temerari o calunniosi, bugie,
ma affidandosi a chi “senza fobie” ha già dimostrato competenza professionale e attaccamento a quei valori.
Uno slancio umano, religioso e civile per una CITTA’ NUOVA.
Un abbraccio a tutti i concittadini.
Luigi Molfetta